I borghi più belli d’Italia

L’Associazione de I Borghi più belli d’Italia nasce con l’intento di valorizzare il grande patrimonio di storia, arte, cultura, ambiente e tradizioni dei piccoli centri italiani che sono, per la grande parte, emarginati dai flussi dei visitatori e dei turisti. Per ritrovare le atmosfere, i profumi e i sapori da “gustare” con tutti i sensi, abbiamo dedicato un Salone a 10 dei Borghi più Belli d’Italia. VIENI A SCOPRIRLI E LASCIATI INCANTARE!

atzara

Atzara (NU)

Il vino rappresenta ancora l’elemento principale dell’economia di Atzara. A differenza delle altre aree della Barbagia, qui non si produce solo il Cannonau: le sue uve vengono unite con un sapiente dosaggio a quelle dei vitigni Monica e Bovale per dar vita al Mandrolisai, un vino Doc di colore rosso rubino dal bouquet rotondo, ricco di sfumature e dal gusto secco e ben strutturato. Gli altri prodotti di Atzara sono i pregiati tappeti e – sempre più rari – gli antichi costumi dai colori vivaci, indossati ormai solo dalle anziane, col particolare copricapo chiamato tiaggiòla.

Bevagna

Bevagna (PG)

Rimasta fuori dalle direttrici di sviluppo industriale della regione, Bevagna ha conservato quasi intatto il suo assetto urbanistico medievale, l’arte della manualità e la creatività dei maestri di bottega. Tra i mestieri tramandati di padre in figlio, caratteristico del luogo è la lavorazione della canapa. Un tempo per la lavorazione delle corde veniva impiegata la canapa di scarto, mentre la migliore era usata per la fabbricazione delle “tele Bevagne”, apprezzate in tutto lo Stato Pontificio. Il lavoro dei cordai, che resta nei nomi delle vie come largo dei Canapai, sta scomparendo per la mancanza di apprendisti. Oggi il prodotto più richiesto dai visitatori è la famosa carta bambagina. Il borgo è apprezzato altresì per i piatti al tartufo, per l’olio d’oliva di frantoio e per i vini, tra cui il Sagrantino Docg, coltivato da sempre nel territorio dell’antica Mevania, come attestano Giovenale e Plinio.

Brisighella

Brisighella (RA)

Quella di Brisighella è una terra ospitale, ricca di manifestazioni ed eventi. Qui, arte, storia e architettura si fondono in maniera emozionante. Il piatto tradizionale è la “Spoja lorda”, una minestra ripiena, mentre il suo prodotto principe è l’olio extravergine di oliva Brisighello, che si fregia della Dop europea. Ma non si possono dimenticare altri prodotti tipici come il formaggio conciato con stagionatura nelle grotte di gesso, la carne di Mora romagnola e il carciofo Moretto, tipico della zona dei calanchi.

Follina

Follina (TV)

Il paese si trova nella parte settentrionale della Marca Trevigiana, ai piedi delle Prealpi Trevigiane, tra Vittorio Veneto e Valdobbiadene. Tra queste colline ricamate dai vigneti, Follina si è sviluppata nella conca verdeggiante della “Fulina”. Oltre ai vecchi lanifici e bachifici, un altro edificio di archeologia industriale da vedere è l’antico maglio per la lavorazione del metallo. Specialità locale è lo spiedo di carne accompagnato da prodotti del bosco come i funghi, e preceduto da un primo a base di erbette di campo, innaffiato da Prosecco Docg.

Montefalco

Montefalco (PG)

Le uve di Sagrantino quasi si aggrappano coi loro profumi di more di rovo, di bosco e di selvatico, alle vecchie mura e alla torre merlata di accesso alla città. Chiamata “la ringhiera dell’Umbria” perché dal Belvedere lo sguardo spazia su azzurrità lontane, stilla quasi dalle sue antiche pietre i nettari rossi e gialli del vino e dell’olio e quelli multicolori delle pitture di Benozzo Gozzoli. Montefalco nel mondo significa Sagrantino, il pregiato nettare rosso Docg che nella versione passita è perfetto per accompagnare gli arrosti e i dolci.

Roseto Valfortore

Roseto Valfortore (FG)

Già nel nome c’è il profumo di rose e fiori. Il borgo, che sta faticosamente risalendo dall’abisso di abbandono in cui l’ha lasciato l’emigrazione, vive in simbiosi con il suo meraviglioso bosco ceduo, chiamato Vetruscelli. La grande quantità di fiori e il tartufo nero che abbonda nei boschi fanno di Roseto la “città del miele e del tartufo”. Una denominazione di cui questo borgo dell’Appennino Dauno si fa vanto e che contribuisce alla considerazione in cui è tenuta la sua gastronomia, ricca di cibi semplici e genuini, come il pane, che è buonissimo, e i dolci.

Sassoferrato

Sassoferrato (AN)

Nascosto dalle vette del Cucco e dello Strega, sul versante orientale dell’Appennino umbro-marchigiano, il borgo sorge nei luoghi della Sentinum romana, i cui resti sono visibili al Museo Archeologico. Sul borgo svetta la maestosa rocca Albornoz edificata dal cardinale spagnolo e legato papale Egidio Albornoz nel 1365 con il denaro ricavato dalla vendita dei beni confiscati alla famiglia degli Atti. I prodotti tipici del luogo sono a chilometro zero, come la carne di razza marchigiana, i formaggi e i salumi, lo zafferano e il miele.

Trevi

Trevi (PG)

Trevi, costruita a cerchi concentrici, sembra una chiocciola che conserva intatto il suo cuore antico fatto di pietra, coppi, legno, tonalità delle terre. Trevi è al centro della Fascia Olivata Assisi-Spoleto, area riconosciuta quale Sistema Agricolo di Importanza mondiale dalla FAO (c.d. Sito Giahs), paesaggio rurale e storico riconosciuto dal Mipaaf e candidata quale paesaggio culturale Unesco. Altra prelibatezza del territorio è il saporito sedano nero di Trevi e il Trebbiano, vino dall’aroma inconfondibile e di limitata produzione che forse da Trevi prende il nome.

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